Fra Galdino: il rappresentante della sua casta | Escamotage
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Fra Galdino: il rappresentante della sua casta

Fra Galdino oltre che nella scena di questo capitolo compare una volta, ancora. Nel complesso dell’economia del romanzo occupa un posto limitato, è un personaggio secondario, marginale che vive in funzione del messaggio che Lucia gli consegna per fra Cristoforo. Eppure di fronte ai personaggi che diciamo minori, secondari si rileva in tutta la sua capacità espressiva l’arte manzoniana, sottesa dalla convinzione religiosa e democratica che nel mondo della storia tutti hanno diritto ad un loro posto, sono momenti della creazione, sono tramiti della potenza di intervento della divinità, di cui essa si serve, che essa utilizza nel grande progetto che si contiene nella sua mente; Dà quésto concetto e da questo modo di accostarsi alla realtà, eguale nel suo senso sia che venga tracciata da un umile e modesto frate, sia che venga avviata da un cardinale, da Renzo o da don Rodrigo, emerge l’arte manzoniana che affettuosamente si accosta a tutte le sue creature, tutte avvolgendo del suo amore, tutte guardando con occhio ora intenerito ora gioioso, e tutte disponendo di fronte a sé secondo dimensioni che variano all’interno e che ci rendono colmi di ammirazione in presenza di fra Cristoforo, colmi di sdegno in presenza di don Rodrigo, ma ironici e non duri, in qualche misura compassionevoli e pieni di compatimento quando ci troviamo davanti a personaggi privi di grande spessore morale o intellettuale: uomini deboli ma pur uomini. E a questa categoria appartiene fra Galdino. Uomo di mentalità semplicistica, un p0’ rozzo, senza profondità e spessore, sente di essere in quanto fa parte di una comunità gloriosa ed importante, parlando della quale alza il tono avvertendosi attraverso essa ingigantito, quasi la comunità misteriosamente lo avvolgesse e gli desse autorità e forza. Però non personalità risentita e distinta: è nato per farsi trasportare e l’immagine più bella che gli esce di bocca è quella del fiume, nel cui grande corso egli immettendosi acquista senso e verità. Attraverso l’Ordine egli scopre anche il cristianesimo: ed il racconto delle noci in lui assume il tono della parabola evangelica e i caratteri del miracolo. Non vivendo di altro che del suo ordine, non appare fuori luogo l’esaltazione che egli ne fa, da e a cui tutto sembra partire e tornare Non e vero che I immagine che egli si faccia del convento è quella utilitaristica dell’azienda che produce beni e beni riceve dall’esterno. Lui ha il gusto ed il piacere della parola, della darla (è della stessa stoffa di Agnese e di Perpetua), della chiacchiera: questo gusto o piacere fa di lui un essere implicitamente retorico, ma solo quando parla e le parole in lui si fanno sonore, di elogio e di esaltazione. Non il senso misurato e preciso delle parole che è in Lucia. Ed il Manzoni lo guarda ed osserva e segue con compatimento e simpatia, quasi dicendoci: è tutto qui, e non dovete pretendere altro. E che ciò sia vero e che in fra Galdino non abbia voluto farci vedere il volto negativo dell’uomo che della religione fa strumento per interventi economici, lo prova anche il fatto che egli viene caratterizzato sullo sfondo degli esaltati cappuccini. Sarebbe in dissonanza [a presentazione del frate amministratore o servitore di un’azienda e il quadro storico dei cappuccini, i frate al centro di tutte le opposizioni dell’età, del Seicento.

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