Il servitore di Don Rodrigo: uno strumento provvidenziale | Escamotage
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Il servitore di Don Rodrigo: uno strumento provvidenziale

La salvezza di Lucia non sarebbe possibile senza il vecchio e onesto servitore di don Rodrigo, una grande, inavvertita figura, l’unica dei Promessi Sposi che non sia altro che uno strumento della Provvidenza.

Quando il frate ebbe serrato l’uscio dietro a sé, vide nell’altra stanza dove entrava, un uomo ritirarsi pian piano, strisciando il muro, come per non esser veduto dalla stanza del colloquio; e riconobbe il vecchio servitore ch’era venuto a riceverlo alla porta di strada. Era costui in quella casa, forse da quarant’anni, cioè prima che nascesse don Rodrigo; entratovi al servizio del padre, il quale era stato tutt’un’altra cosa. Morto lui, il nuovo padrone, dando lo sfratto a tutta la famiglia, e facendo brigata nuova, aveva però ritenuto quel servitore, e per esser già vecchio, e perché, sebben di massime e di costume diverso interamente dal suo, compensava però questo difetto con due qualità: un’alta opinione della dignità della casa, e una gran pratica del cerimoniale, di cui conosceva, meglio d’ogni altro, le più antiche tradizioni, e i più minuti particolari. In faccia al signore, il povero vecchio non si sarebbe mai arrischiato d’accennare, non che d’esprimere la sua disapprovazione di ciò che vedeva tutto il giorno: appena ne faceva qualche esclamazione, qualche rimprovero tra i denti a’ suoi colleghi di servizio; i quali se ne ridevano, e prendevano anzi piacere qualche volta a toccargli quel tasto, per fargli dir di più che non avrebbe voluto, e per sentirlo ricantar le lodi dell’antico modo di vivere in quella casa. Le sue censure non arrivavano agli orecchi del padrone che accompagnate dal racconto delle risa che se n’eran fatte; dimodoché riuscivano anche per lui un soggetto di scherno, senza risentimento. Ne’ giorni poi d’invito e di ricevimento, il vecchio diventava un personaggio serio e d’importanza.

         Il padre Cristoforo lo guardò, passando, lo salutò, e seguitava la sua strada; ma il vecchio se gli accostò misteriosamente, mise il dito alla bocca, e poi, col dito stesso, gli fece un cenno, per invitarlo a entrar con lui in un andito buio. Quando furon 1ì, gli disse sotto voce: – padre, ho sentito tutto, e ho bisogno di parlarle.
         – Dite presto, buon uomo.
         – Qui no: guai se il padrone s’avvede… Ma io so molte cose; e vedrò di venir domani al convento.
         – C’è qualche disegno?
         – Qualcosa per aria c’è di sicuro: già me ne son potuto accorgere. Ma ora starò sull’intesa, e spero di scoprir tutto. Lasci fare a me. Mi tocca a vedere e a sentir cose…! cose di fuoco! Sono in una casa…! Ma io vorrei salvar l’anima mia.
         – Il Signore vi benedica! – e, proferendo sottovoce queste parole, il frate mise la mano sul capo bianco del servitore, che, quantunque più vecchio di lui, gli stava curvo dinanzi, nell’attitudine d’un figliuolo. – Il Signore vi ricompenserà, – proseguì il frate: – non mancate di venir domani.
         – Verrò, – rispose il servitore: – ma lei vada via subito e… per amor del cielo… non mi nomini -. Così dicendo, e guardando intorno, uscì, per l’altra parte dell’andito, in un salotto, che rispondeva nel cortile; e, visto il campo libero, chiamò fuori il buon frate, il volto del quale rispose a quell’ultima parola più chiaro che non avrebbe potuto fare qualunque protesta. Il servitore gli additò l’uscita; e il frate, senza dir altro, partì.

Guardate com’è introdotto: lo notate subito, e sentite che non può Scomparire d’un tratto, che la sua presenza in quella dimora di iniqui significa qualche cosa. Poi, fallita la prova di fra Cristoforo, una mano nascosta ve lo riconduce dinanzi subito, e voi avete come una vaga sensazione che i trionfi d’un empio sono fallaci ed effimeri. C’è una tale realtà nella vita di questo servitore, nel suo colloquio preciso e ansioso con fra Cristoforo, che voi non vi sentite forzati da un disegno astratto e tendenzioso, ma vi arrestate con quella stessa pensosità arcana colla quale considerate la vita quando uno spiraglio di luce si apre anche nel. l’abisso che non pareva poter generare altro che tenebre. Lucia è sicura da voi; ve lo dico io, povero frate »: Cristoforo l’aveva detto con una sicurezza che non gli poteva provenire se non da un avvertimento di Dio; il suo calore di convinzione era tale, che quando poi il servitore sventa la trama di don Rodrigo, noi ve. diamo in quell’aiuto divino un evento naturale ed inevitabile. Le anime pie comunicano fra loro misteriosamente come se vivessero davvero una vita unica nell’anima immensa di Dio, “Quell’anime” così dice il Cardinale all’Innominato “son forse ora ben più contente, che di vedere questo povero vescovo. Forse Dio, che ha operato in voi il prodigio della misericordia, diffonde in esse una gioia di cui non sentono ancora la cagione”. La sicurezza di fra Cristoforo è della stessa natura; e nello stesso modo comunicano fra di loro le anime di Lucia e dell’Innominato durante la conversione.

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