La vecchia nei capitoli XXI e XXII | Escamotage
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La vecchia nei capitoli XXI e XXII

La vecchia dei capitoli XX e XXI è un nuovo personaggio secondario che appare in modo insolito: l’Innominato  infatti nell’attesa dell’arrivo della carrozza, impaziente di dare ordini chiama la “vecchia servitrice” è una donna nata e vissuta in quella stessa struttura e suo padre ne era il custode. Essendo cresciuta lì, era stata educata all’obbedienza incondizionata al proprio signore. Ma è una figura emblematica perché sa che obbedire servilmente a una forza più grande non è cosa giusta” Quando l’innominato, divenuto padrone, cominciò a far quell’uso spaventevole della sua forza, costei ne provò da principio un certo ribrezzo insieme e un sentimento più profondo di sommissione.”: quindi non è un personaggio del tutto negativo. È una vittima della società fondata sulle caste in cui vive. Tale società ha contribuito a fare perdere alla donna umanità e femminilità: aveva infatti  perduto ogni soavità e dolcezza del suo sesso come si vede nel comportamento che assume con Lucia.  Il suo comportamento deriva da ben altre circostanza: suo marito era morto in una “spedizione rischiosa” e la vendetta che ne aveva fatto l’Innominato era stata per lei una “consolazione feroce”, ovvero anche la vecchia aveva fatto l’abitudine alla violenza e ne gioiva. La vecchia, avvezza a qualsiasi tipo di situazione, non aveva un compito preciso nel castellaccio: ora cuoca, ora infermiera, ora sarta ma tutto questo lavoro era “il suo rodimento”, infatti era molto pigra e stizzosa. E alle parole dell’Innominato di accogliere e consolare Lucia  lei risponde “cosa le devo dire?”. Questo ci conduce al passo in cui Manzoni ci dice che la vecchia non era più uscita dal castello dopo la morte del marito, così non sapeva più cosa fosse l’umanità e il tatto verso una persona bisognosa. L’incipit del XXI capitolo è in medias res e notiamo subito la vecchia “corsa a ubbidire e a comandare” in cui si riflette tutto il potere e la paura che il signore trasmette a chiunque pronunci il suo nome. Ma ricordandogli ordini imperiosi dell’innominato, la rincuora e le chiede di lasciare un po’ di posto  nel letto. Dunque per questo personaggio meschino e stizzoso, Manzoni lascia  spazio solo al desiderio di cibo e comodità. Anche il suo sguardo è indicativo dei suoi sentimenti “certe occhiate di terrore e d’astio” ; di terrore per i rimproveri del padrone e di astio per il trattamento di favore riservato a Lucia e che lei non ha mai ricevuto. Le parole di incoraggiamento per nutrirsi sono false e ipocrite, perché mirano solo ad ottenere la benevolenza del signore “non istate poi a dirgli domani ch’io non v’ho fatto coraggio” e ancora emerge il suo desiderio di comodità quando invita Lucia a dormire nel letto “S’è mai visto rifiutare i comodi quando si possono avere?” e la sua apparizione si conclude con la frase “Ricordatevi che io vi ho pregata più volte”.

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