Renzo e la Provvidenza: l'evoluzione del XVII capitolo | Escamotage
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Renzo e la Provvidenza: l’evoluzione del XVII capitolo

Nel  17° capitolo, assistiamo alla parte finale dell’evoluzione del comportamento di Renzo. Più maturo di quando arrivò a Milano, si incammina verso l’Adda, spaventato dalle parole del mercante. La sua diffidenza, unita ai ricordi degli avvenimenti accaduti, lo portano a non fermare nessun viandante sulla strada, soprattutto pensando al fatto di essere ricercato dai birri dalla questura. Entrato, però, in una strada secondaria, cambia rapidamente pensieri, lasciandosi poi andare allo sfogo delle proprie emozioni. In questo soliloquio, infatti, Renzo esprime tutta la propria collera e impotenza nel nona ver potuto rispondere al mercante; si ripromette anche di non aiutare più i signori, causa dei suoi guai, pensando che forse loro un giorno avranno bisogno della sua carità. Il tutto termina con un ricordo di Fra Cristoforo, il quale aveva scritto una lettera al padre di Milano, ricordando quanto lui valga e quanto egli sia stato d’aiuto. Il suo ultimo pensiero, però, non può non andare a tutte le speranze riposte nel matrimonio a sorpresa: quei  quattro salti trionfanti  verso la dimora gli hanno affidato troppe disavventure. La vista poi di paesi abitati, di luci appannate e il latrare di cani gli incutono il timore di chiedere ospitalità, riflettendo anche su quanto attirerebbe l’attenzione, bussando a quell’ora ad una casa. Timoroso, si lascia andare alla superstizione e alle storie della sua infanzia, recitando orazioni per i morti, che non intaccano la sua sincera e profonda religiosità. Si dimostra diffidente e infastidito dal dover entrare in un bosco, ma non avendo scelta, è costretto a farlo. Qui le macchie di alberi appaiono misteriose, come somiglianti a figure strane e deformi, mostruose; la stessa brezza e la stessa luna appaiono con caratteristiche maligne, infondendo in lui dei brividi che facevano scivolargli via quel poco di vigore e forza rimastagli. Ma non si fa vincere da questo succedersi di eventi e, recuperata la lucidità e richiamate al cuore tutte le sue forze, comprendendo che la cosa da temere non è il bosco, ma il proprio terrore. La stanchezza sembra prendere il sopravvento sul suo corpo debole per le tante fatiche, quando sente il rumore dell’Adda. Lo definisce amico, fratello in contrapposizione a tutte le fantasie fatte sugli elementi naturali del bosco. La stessa acqua luccica, rendendo effettivo il paragone con il buio del bosco. Non potendone però attraversare il guardo, cerca di decidere in quale luogo riposare, scegliendo una vecchia casa lì vicino. Nonostante la stanchezza, però, lo spazio per la preghiera non manca. La religiosità di Renzo è semplice poiché il suo pensiero in una situazione del genere, si rivolge a Dio, al quale attribuisce il tentato arresto del giorno prima, come una punizione per non aver recitato le preghiere il giorno prima. Nonostante ciò, però, egli ringrazia la Provvidenza per quanto di buono è avvenuto, dimostrando la sincerità della sua devozione. Chiusi gli occhi, ancora il suo timore si tramuta in incubi nei quali compaiono notai, birri, signori e che vengono rasserenati dalla figura di Lucia e Fra Cristoforo, che vengono ricordati con affetto. Risvegliatosi, con risolutezza va verso la sponda dell’Adda, restando però sempre all’erta, segno che non si fida della tranquillità del luogo. Salito sulla barca, la diffidenza iniziale lascia posto all’impazienza di voler approdare subito sull’altra riva. Arrivato qui, il giovane sembra finalmente trovare una pace persa da molto: ringrazia Dio per quello grazie e si lascia andare ad un grido liberatorio, esclamando  ‘ Sta lì, maledetto paese’ : questa reazione è del tutto naturale, poiché riassume in poche semplici parole l’oppressione subito in Lombardia. Avviandosi verso Bergamo, alla vista di un’osteria, in Renzo prevale quel sentimento di orgoglio e dignità dei poveri, il quale lo porta ad entrare, per non presentarsi al cugino come un pitocco. La vista di alcuni mendicanti lo porta poi a fare carità verso loro; Renzo non può che sentirsi ora che uno strumento divino, in mando alla Provvidenza,  che l’aveva strappato con forza ad un destino ingiusto.

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