Tonio e Gervaso: uguaglianza che scaturisce dalla diversità | Escamotage
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Tonio e Gervaso: uguaglianza che scaturisce dalla diversità

Tonio e Gervaso, sono fratelli e fanno parte di quel mondo secondario, tutto formato di umili e di sventurati, che del romanzo è il fondale e un costante richiamo all’ambiente più vicino alle cristiane disposizioni dell’autore. Basta ricordare la famiglia di Tonio come è descritta quando Renzo va in cerca di lui per farlo testimone alle sue nozze, e ricavare come è, del resto, facilissimo tutto il peso di un’atmosfera dall’atteggiamento di quei poverelli che, davanti alla polenta bigia, di grano saraceno, stanno “fissando, con uno sguardo bieco d’amor rabbioso, la vivanda comune “, e sembrano “pensare alla porzione d’appetito che le doveva sopravvivere “. Ma Tonio, e, su un piano di minore impegno, Gervaso si staccano subito dalla linea del coro, e vengono introdotti nel vivo dello svolgimento durante la scena del tentato matrimonio: e alla furbizia contadinesca del primo, si affianca la svaporata demenza del secondo. “Gervaso, spiritato, gridava e saltellava”. È, questo, il primo incontro coi due personaggi, nei capp. VI e VII. Poi, per un gran numero di pagine, non li troviamo più. Ne ricompare infine uno solo, quando Renzo , cap. XXXII ,  ritorna al paese dopo la peste, e vede una figura abbandonata: è, in verità, Tonio, ma gli pare Gervaso: “la peste, togliendogli il vigore del corpo insieme e della mente, gli aveva svolto in faccia e in ogni suo atto un piccolo e velato germe di somiglianza, che aveva con l’incantato fratello“. Si tratta di uno dei momenti più intensi di tutto il romanzo: Tonio, scampato alla morì a e tuttavia rimastone inebetito, ha come preso il posto del fratello. Ma non la buffa demenza di Gervaso , che era una semplicità spinta oltre il limite del normale: la sua inerzia è tragica, e riflette in un baleno tutte le sciagure del flagello. A Ronzo, che gli chiede notizie, che vorrebbe essere riconosciuto da lui un tempo così sveglio, non sa ripetere altro che: “a chi la tocca, la tocca”. Allusione alla peste: un’allusione tanto più paurosa nell’indifferenza con la quale l’epidemia non è neppure nominata. Così, il personaggio di Tonio si anima, e acquista dimensioni rilevanti nel mondo minore dei Promessi Sposi, appunto per comparire in due episodi lontani che, invertendo le caratteristiche della sua figura, ne lasciano supporre il dramma. Gervaso, per contro, è una figuretta appena accennata: prima è introdotta come una felice comparsa , la quale si salva dal diventare “macchietta” solo per la discrezione del grande artista che la tratteggia; poi, è solo un termine di confronto, ma denso di molta suggestione.

 

 

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